Cosa pagano i bitcoin. Fare shopping con bitcoin e criptovalute: ecco chi li accetta - Wired


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Il tema potrebbe anche non porsi affatto dal momento che il nostro Paese è già rimasto indietro e non esiste ancora una grande industria di settore in Italia; in linea di massima nel nostro paese siamo quasi tutti piccoli trader che operano con pochi fondi più con finalità di natura didattica che speculativa.

Contributor 27 Jun, Non più solo investimenti. Bitcoin e affini guadagnano campo anche nelle transazioni di ecommerce. I siti si attrezzano alla rivoluzione digitale Una delle critiche ricorrenti alle criptovalute è che nessuna di loro è facilmente utilizzabile come moneta di scambio per gli acquisti quotidiani. Ma le cose stanno cambiano e malgrado un oscuro panorama normativo sempre più commercianti accettano valuta digitale.

Che tu stia ricevendo uno stipendio in crypto o che riceva pagamenti in questo modo un affitto ad esempio, o altro tipo di transazione di natura commercialeche tu faccia trading o che tu sia un miner negli USA le tasse si pagano e con un quadro normativo che ad oggi è già sufficientemente chiaro e privo di cosa pagano i bitcoin.

Situazione altrettanto chiara in Australia dove pure le tasse sui profitti indipendentemente che si tratti di mining, trading o ricezione di pagamenti per prestazione di beni e servizi vanno pagate.

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In Giappone e Singapore abbiamo la stessa identica situazione, quadro normativo chiarissimo senza buchi di sorta e tasse dovute sempre e comunque; situazione ancora più semplice per il contribuente in Svizzera dove addirittura si sta sperimentando la possibilità di pagare le tasse direttamente in bitcoin.

Sintomatico invece il caso della Polonia che inizialmente ha fatto un vero e proprio pasticcio a livello normativo creando paradossi per cui i trader di criptovalute rischiavano di trovarsi a pagare tasse per importi superiori ai profitti realizzati, ma da quello che ho avuto modo di leggere in estate pare che questi problemi si siano risolti e adesso la situazione si sia finalmente normalizzata.

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Mentre per quanto riguarda le transazioni di natura commerciale, come nel caso della vendita di beni e servizi auto, appartamenti, affitti o anche il semplice conto del ristoranteil problema non si pone dal momento che queste transazioni sono soggette alla stessa identica tassazione a cui sono soggette le operazioni cosa pagano i bitcoin euro, le cose non sono altrettanto chiare per tutto il resto.

Il nostro ordinamento prevede infatti che sia la piattaforma di trading a fornirti un documento che è una specie di estratto cosa pagano i bitcoin che attesti tutte le operazioni eseguite, ma come puoi facilmente immaginare i trader di criptovalute che hanno osato chiederne una copia alle varie piattaforme di trading si sono visti bellamente ignorati.

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Beh, ma magari potresti semplicemente stampare tutte le tue operazioni dallo storico che la piattaforma ti mette a disposizione normalmente? Anche questo documento non avrebbe alcuna validità in sede di controllo fiscale.

Tirando le somme quindi la situazione italiana è una palude, sulla carta le tasse andrebbero pagate ma nella sostanza per cosa pagano i bitcoin che riguarda il mining e il trading i contribuenti italiani non sono messi nelle condizioni di operare nella legalità e, qualora dichiarassero le loro entrate, in caso di verifica fiscale si troverebbero comunque sempre dalla parte del torto per questo motivo per quanto mi riguarda tendo a considerare la fiscalità italiana sulle criptovalute una sorta di trappola per il contribuente.

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Conclusioni Lo scopo di questo articolo era anzi tutto dimostrare che contrariamente a quanto scrivano molti che spesso si spacciano per esperti sui maggiori giornali economici del Paese non è assolutamente vero che sulle criptovalute non si paghino le tasse; è vero anzi il cosa pagano i bitcoin e cioè le tasse su bitcoin e i suoi fratelli si pagano praticamente ovunque nel mondo.

È poi senza dubbio vero che ci sono dei Paesi che appaiono essere sostanzialmente dei paradisi fiscali, ma questi esistono anche nel mondo della finanza tradizionale e mi pare che nessuno se ne curi nonostante muovano cosa pagano i bitcoin infinitamente superiori a quelli del mondo delle criptovalute ; le tasse andrebbero pagate anche in Italia ma come abbiamo avuto modo di constatare qui è il legislatore che impedisce di operare nella legalità.

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È semplicemente folle, infatti, pretendere di adattare il quadro normativo vigente alle criptovalute, ma bisognerebbe invece scrivere un pacchetto di leggi ad hoc e non procedere per adattamenti di quelle già esistenti.

La situazione italiana è sostanzialmente una cosa pagano i bitcoin e chi dichiarasse in perfetta buona fede i propri profitti si troverebbe comunque e sempre dalla parte del torto ed impossibilitato a dimostrare la propria buona fede; a questo si aggiunga che i commercialisti e i fiscalisti esperti di criptovalute nel nostro Paese si contano sulle dita di una mano e loro stessi in assenza di un quadro normativo chiaro e costruito ad hoc per questo mercato, non adattato alle norme già vigenti procedono per interpretazioni.

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La situazione ovviamente non potrà rimanere questa ancora molto a lungo e si spera chiaramente che ben presto lo Stato Italiano si degni di emanare quelle leggi necessarie a fare chiarezza e ad uscire dalla situazione attuale che è sostanzialmente una palude dentro la quale muoversi in sicurezza è sostanzialmente impossibile.